September 2, 2010
"Di tutte le cose che vi mettete addosso,
la vostra espressione
è la più appariscente."

— Anonimo (via iosonotremenda)

September 2, 2010
"Non “troverai” mai il tempo per una cosa che vuoi fare: se hai bisogno di tempo, devi crearlo tu."

Charles Buxton (via creativeroom) (via curiositasmundi) (via maretta) (via procrastinaction)

September 2, 2010
"E anche se il vento ci soffia contro, abbiamo sempre mangiato pane e tempesta, e passeremo anche questa"

— Stefano Benni “Pane e tempesta” (via labrozzina) (via lapolaroidiuntuffo)

September 2, 2010
"Lila: What do you think I wanted?
Dexter: To know what it’s like to feel something that deeply. Anything. That’s why you hang out in recovery groups. You’re emotionally colorblind. You use the right words, you pantomime the right behavior, but the feelings never come to pass.
Lila: It’s not true.
Dexter: It is, Lila. You know the dictionary definition of emotions: longing, joy, sorrow. But you have no idea what any of those things actually feel like.
Lila: You’re wrong. I have feelings for you.
Dexter: You want to have feelings for me, but they’re just impulses.
Lila: Enough!
Dexter: They’re primitive responses to immediate needs. You know all the words, but you can’t hear the music.
Lila: Stop it. Don’t do this. Don’t do this.
Dexter: Lila. I’m just like you."

Dexter: The British Invasion Trivia and Quotes on TV.com

Parlando di altre cose che han toccato tasti strani.
Il fatto che Dexter e House siano personaggi che trovo molto relatable un po’ mi incuriosisce.

E il fatto che siano così popolari entrambi mi porta a farmi domande sui disturbi comportamentali latenti nella gente, se è ancora valido ritenere la rappresentazione artistica una catarsi dei propri aspetti profondi.

(via shulster)

Lila mi ricorda qualcuno. Ma *tanto*.

(poi che questi geni/[anti]eroi di successo siano praticamente incapaci di relazionarsi, la dice lunga…)

September 2, 2010
"Oggi non faccio niente perchè ieri non ho fatto niente ma non avevo finito!"

— (via creativeroom) (via holden1978)

September 2, 2010
runground:

La Tomatina (25.08.2010) / Spain, Buñol (by flydime)

runground:

La Tomatina (25.08.2010) / Spain, Buñol (by flydime)

September 2, 2010
(via nathanielstuart)

(via nathanielstuart)

September 2, 2010
"Don’t be embarassed by who you are. They’re going to judge you no matter what you do."

— Melina Kanakaredes (via quote-book) (via grayskymorning) (via quitecheeky) (via siddman)

September 1, 2010
clairefisher:myblackenedlungs: (via shelovedfreedom, need-directions)

clairefisher:myblackenedlungs: (via shelovedfreedom, need-directions)

September 1, 2010
"But I don’t want comfort. I want God, I want poetry, I want real danger, I want freedom, I want goodness. I want sin."

— Aldous Huxley, Brave New World (via quote-book) (via procrastinaction)

September 1, 2010
beautifulcrap:(via prettymajorpop)

beautifulcrap:(via prettymajorpop)

September 1, 2010
"Tutti tornati dalle ferie, tutti con il bodybalance, tutti a fare il test agli scettici. Siamo nella gamba discendente della parabola della civiltà."

Live fast or…:

 

September 1, 2010
raelmozo:locusta:


a bad song for the diver

quest’estate ho fatto di tutto per non pensare a te. so che sembra il verso di qualche tremenda canzone d’amore, ma è così. per una volta ho preso treni di sola andata, bevuto fino ad accasciarmi sul pavimento di una casa che non ricordavo di aver visto prima - e in cui pure ero ospite ormai da cinque giorni - ascoltato i discorsi assurdi di gente ancora più assurda, ho letto i libri che mi sembravano più appropriati, quelli in grado di portarmi anche solo un po’ più in là di dove mi trovavo in quel momento. ho guardato negli occhi una falena testa di morto, ascoltato il suo strano verso.sono stato con la mia famiglia, incolpevole e inconsapevole del fatto di farmi sentire un leone in gabbia. siamo andati al lago, camminato in mezzo ai turisti sotto gli alberi del viale, parlando del futuro incerto e di posti da visitare, un giorno o l’altro. con mio padre la sera ci siamo fatti una di quelle passeggiate che una volta erano la norma, d’estate. nel paese di nonna, su e giù per le colline fra il verde dei declivi, vecchie case rimesse a nuovo e le targhe commemorative dei caduti della prima guerra mondiale, ai bordi delle strade, come se la guerra fosse un grosso tamponamento a catena. (credo di averti raccontato come ai tempi cercasse ancora di capire cosa avessi dentro questa testa).ho parlato con amici che non vedevo da anni, fatto finta di essere una persona migliore di quello che in realtà sono, lasciato intuire grandi cose che ancora oggi non so se farò mai. ho provato ad attraversare un braccio di mare e, nonostante ormai sia un ottimo nuotatore, mi sono fermato a metà strada, con la testa che mi scoppiava, non i polmoni. ho provato a fare il morto guardando il cielo, cercando di fermare con lo sguardo le nuvole. e mi sono guardato anche in giro, come si dice, facendo il possibile per divertirmi, attaccato bottone con una delle mie stupide battute. ho ballato anche senza saper ballare sopra musica orribile, simulando delle gran mosse di karate proprio in mezzo alla pista. certo che mi sono reso ridicolo e certo che mi ricordo quanti anni ho, ma a 35 anni non ho ancora capito come si fa a fermare una valanga.ho camminato su e giù per sentieri di montagna e se avessi potuto non fermarmi l’avrei fatto. ho benedetto gli amici che erano lì, ignorando tutto questo.ho cercato di non ricordare quando un sabato sera, tornando a casa tua, mi hai portato in quel quartiere stranissimo da cui si entrava sotto una volta con una specie di enorme lampadario. lo so, è un architetto famoso ed eccentrico che ha disegnato l’intero quartiere, ma mi ricordo solo che sembrava di stare da nessuna parte e che ci stavo bene. dire banalità, una dietro l’altra, ma anche trovare le parole giuste, a volte. è stato anche questo, io sono anche questo. e un po’ di banalità non potrà che farmi bene.pur sapendo tutto quanto, ho sperato.ma alla fine ci sono riuscito davvero, a dimenticarti, solo quando mi lanciavo dagli scogli. da sempre più in alto: tre, quattro, cinque, sei metri e se non fossi tornato probabilmente avrei continuato così, sempre più in alto, ancora di più, fantasticando su come sarebbe stato il prossimo tuffo, l’impatto sull’acqua, quanto prima avrei dovuto tendere le gambe e unirle, a che distanza tenermi dalla parete prima che diventasse davvero pericoloso, tutto questo.ho sfidato la forza di gravità ben sapendo che non l’avrei mai avuta vinta. ma per un secondo solo riuscivo a ingannarla. e a fregare pure te. come quando ami, se ti tuffi non puoi pensare ad altro che a tuffarti. io sono un kamikaze felice. felice di essere un kamikaze. e la brutta canzone finirebbe con “anche ora che tu non ci sei più”.(photo taken last summer by my friend Elena D.B. - i am safe now…)

raelmozo:locusta:

a bad song for the diver

quest’estate ho fatto di tutto per non pensare a te. so che sembra il verso di qualche tremenda canzone d’amore, ma è così.
per una volta ho preso treni di sola andata, bevuto fino ad accasciarmi sul pavimento di una casa che non ricordavo di aver visto prima - e in cui pure ero ospite ormai da cinque giorni - ascoltato i discorsi assurdi di gente ancora più assurda, ho letto i libri che mi sembravano più appropriati, quelli in grado di portarmi anche solo un po’ più in là di dove mi trovavo in quel momento.

ho guardato negli occhi una falena testa di morto, ascoltato il suo strano verso.

sono stato con la mia famiglia, incolpevole e inconsapevole del fatto di farmi sentire un leone in gabbia. siamo andati al lago, camminato in mezzo ai turisti sotto gli alberi del viale, parlando del futuro incerto e di posti da visitare, un giorno o l’altro. con mio padre la sera ci siamo fatti una di quelle passeggiate che una volta erano la norma, d’estate. nel paese di nonna, su e giù per le colline fra il verde dei declivi, vecchie case rimesse a nuovo e le targhe commemorative dei caduti della prima guerra mondiale, ai bordi delle strade, come se la guerra fosse un grosso tamponamento a catena. (credo di averti raccontato come ai tempi cercasse ancora di capire cosa avessi dentro questa testa).

ho parlato con amici che non vedevo da anni, fatto finta di essere una persona migliore di quello che in realtà sono, lasciato intuire grandi cose che ancora oggi non so se farò mai. ho provato ad attraversare un braccio di mare e, nonostante ormai sia un ottimo nuotatore, mi sono fermato a metà strada, con la testa che mi scoppiava, non i polmoni.

ho provato a fare il morto guardando il cielo, cercando di fermare con lo sguardo le nuvole.

e mi sono guardato anche in giro, come si dice, facendo il possibile per divertirmi, attaccato bottone con una delle mie stupide battute. ho ballato anche senza saper ballare sopra musica orribile, simulando delle gran mosse di karate proprio in mezzo alla pista. certo che mi sono reso ridicolo e certo che mi ricordo quanti anni ho, ma a 35 anni non ho ancora capito come si fa a fermare una valanga.

ho camminato su e giù per sentieri di montagna e se avessi potuto non fermarmi l’avrei fatto. ho benedetto gli amici che erano lì, ignorando tutto questo.

ho cercato di non ricordare quando un sabato sera, tornando a casa tua, mi hai portato in quel quartiere stranissimo da cui si entrava sotto una volta con una specie di enorme lampadario. lo so, è un architetto famoso ed eccentrico che ha disegnato l’intero quartiere, ma mi ricordo solo che sembrava di stare da nessuna parte e che ci stavo bene. dire banalità, una dietro l’altra, ma anche trovare le parole giuste, a volte. è stato anche questo, io sono anche questo. e un po’ di banalità non potrà che farmi bene.

pur sapendo tutto quanto, ho sperato.

ma alla fine ci sono riuscito davvero, a dimenticarti, solo quando mi lanciavo dagli scogli. da sempre più in alto: tre, quattro, cinque, sei metri e se non fossi tornato probabilmente avrei continuato così, sempre più in alto, ancora di più, fantasticando su come sarebbe stato il prossimo tuffo, l’impatto sull’acqua, quanto prima avrei dovuto tendere le gambe e unirle, a che distanza tenermi dalla parete prima che diventasse davvero pericoloso, tutto questo.
ho sfidato la forza di gravità ben sapendo che non l’avrei mai avuta vinta. ma per un secondo solo riuscivo a ingannarla. e a fregare pure te. come quando ami, se ti tuffi non puoi pensare ad altro che a tuffarti.

io sono un kamikaze felice. felice di essere un kamikaze. e la brutta canzone finirebbe con “anche ora che tu non ci sei più”.

(photo taken last summer by my friend Elena D.B. - i am safe now…)

September 1, 2010
(via caxxeggio)

(via caxxeggio)

August 31, 2010
daphnerd:canisfamiliaris:


Happiness is Simple to Achieve

daphnerd:canisfamiliaris:

Happiness is Simple to Achieve